Archivio per la categoria ‘traduzioni in versi’


Louis Coquelet - L'elogio di qualcosaLouis Coquelet (1676-1754)

L’elogio di qualcosa

a cura di Nunpetrus

(nuova traduzione con fregi ed ornamenti ed il NIHIL di Passerat)

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edizione cartacea

“nulla è accertato meglio della stima universale e del sincero amore che tutti gli uomini hanno per qualcosa, perché in qualunque stato e condizione che ci si trovi, si sente l’estremo bisogno che si ha di qualcosa; in quanto, infine, tutti concordano che qualcosa riunisca in sé tutte le perfezioni immaginabili”

un *tour de force* sopra una parola, già celebrato autore dell *elogio di nulla*, Louis Coquelet (1676-1754), sdi studia di convincerci, e ci riesce eloquentemente che al mondo, *qualcosa* sia sempre più grande, più bello, più desiderabile ecc… di qualunque oggetto persona o concetto esistente

poiché: ” qualcosa è sempre stato il principale oggetto degli sforzi, dei desideri e dei più celebri progetti degli uomini. Nulla si fa per nulla, ma tutto si fa per qualcosa.”

non è la prima questa traduzione che qui presento, in termini cronologici, ma guardate l’anteprima allegata: io vi ho aggiunto, disegnati di mia mano, ed ornamenti e testatine e progettato un design tipografico coi fiocchi, degno regalo o per sé o per gli altri

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Louis Coquelet - L'elogio di qualcosa Louis Coquelet (1676-1754)

L’Elogio di qualcosa (prefazione cantante)

prima traduzione in versi italiani a cura di Nunpetrus

***

Stabilite una regola; non molto dopo che sarà fissata, vedrete l’eccezione che busserà alla vostra porta. Io m’ero imposto, in questo blog, di non trattare che di prime traduzioni in lingua italiana di grandi opere libere ormai. Ma i testi ahimé, quando essi cadono nel dominio pubblico, ovver lo sono da sempre, non essendo stati mai soggetti a diritti di esclusiva, son come il miele che gli insetti attira. Un libro entra nel dominio pubblico? È in lingua estera e non mai tradotto? E l’editore sta lì lì ad attenderlo, in una gara a chi per primo arriva, per potersi poi fregiare del merito di averlo TRADOTTO IN ITALIANO PER LA PRIMA VOLTA. Ordunque allora, di Coquelet, due traduzioni almeno già esistendo (L’elogio del Nulla  e L’elogio di qualcosa), io non ho stimolo o giustificazione per farne un’altra di mio pugno (a meno che i lettori non me lo chiedano espressamente). Ma c’è una parte che, io son sicuro, si può tradurre per la PRIMA VOLTA, com’essa merita di venir tradotta. Ne L’elogio di qualcosa, prima dell’epistola edicatoria a qualcheduno,  c’è una simpatica prefazion cantante (sull’aria degli impiccati). Questa vi offro, per la prima volta (questa sì) tradotta verso a verso in italiano

PREFAZIONE CANTANTE

O lettor miei, prudenti e timorati,
di qualsivoglia autor, giudici nati
io vengo qui con ogni reverenza
ad impetrar la vostra benvolenza:
voi mi vedete tremar di timor,
di me pietà, ch’abbiate per favor.

Or ascoltate, giovani ed anziani
un di quei sventurati casi strani,
che sul Parnaso han fatto apparizione.
In umile io vengo prefazione
a raccontarvi il tutto per intero,
il perdon vostro, meritarmi spero.

La sera credo fu di mercoldì,
nell’epoca alla qual Don Bavardi
narrava molti fatti assai slavati
a quei che appena s’erano dissetati,
certun bevendo più o meno caffé
ed altri sorseggiando più o men tè

Un degli astanti, uomo intelligente,
lodando quel mio elogio sopra il niente,
s’accosta ad un orecchio e mi bisbiglia:
“l’opera vostra è una meraviglia!
Ma voi dovreste pure, far così
l’elogio di qualcosa ora altresì”

In quella trappoletta lusinghiera
io m’infilai di colpo alla leggera;
tornai alla mia piccola magione;
qui per avere l’illuminazione
io nell’entrare l’acciarino batto
ed in un solo istante ciò fu fatto.

E come uno scolar. così, ben presto
io scarabocchio sopra il palinsesto,
ciò che mi viene, in versi oppure in prosa
nella mia testa sopra qualche cosa;
e insomma a coricarmi non andai
se non sol quando tutto terminai.

Per due o tre giorni almeno avrei voluto
questo discorso letto e riveduto,
lettori, io affinché l’opera mia
potesse aver la vostra simpatia,
però un amico oltremodo gretto
turbò questo lodevole progetto.

Avvenne il giovedì, cioè l’indoman,
intorno circa all’ora meridian,
che quest’amico, fuor del ben di Dio,
vide l’elogio sopra il mio leggio,
lo lesse, lo trovò affascinante
e me lo portò via seduta stante

E contro poi qualunque mia intenzione,
avendo avuto l’autorizzazione,
di venderlo e di farlo circolare,
benché tentassi me di discolpare,
senza riguardo alcun per il mio onore,
lo prese e lo portò allo stampatore

È attraverso quindi tal gir truce
che questo elogio mio vide la luce.
Se questo scritto non è ben corretto,
saggi lettor, di cui ho gran rispetto,
voi conoscete adesso il ver perché
e non ve la prendete poi con me

O degli autor, protettor parnasian,
o Febo Apollo, e voi dotte german
da qualche cosa che sviar possiate
e malelingue e cattiver mirate,
e fate che lo scritto qui presente
venda almen quanto l’elogio del niente